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28 luglio, Sud Est Indipendente, San Cataldo di Lecce

Oltre l’orecchio: il suono lungo le rotte del corpo. Cronaca di un live

28 luglio, Sud Est Indipendente, San Cataldo di Lecce

Giorgia Salicandro

L’immagine è quella di una ensemble festosa di quasi venti elementi ondulanti texture geometriche e decori fioriti che celebrano l’immaginario d’Africa nella forma di tuniche, gonne e gilet. Colori: colori anche sulla pelle, come un giocoso specchio delle latitudini del Sud, colori sui volti di chi soffia nel becco della tromba e del sax, di chi piega l’organetto, di chi saluta il pubblico scandendo il nome del gruppo nello spazio del teatro naturale in cui si svolge il live, la pineta dell’Ostello del Sole di San Cataldo, marina di Lecce.

Sembra di vederlo, il suono, in quell’immagine di strumenti che ballano al tempo del corpi, di dita che schioccano e sguardi che passano veloci per lanciarsi il la. Passa dagli occhi, passa anche dal diaframma, dove arriva sì, ma come vibrazione, seguendo l’onda sonora generata da ogni armonia. Non è solo dell’orecchio il suono, ma cammina anche lungo altre rotte del corpo, per toccarne l’interno.

Gianni e Dario non possiedono la percezione del suono, eppure del nostro cerchio sonoro sono stati parte integrante. Sono loro, i due ragazzi sordi che abbiamo conosciuto tramite l’associazione Poiesis, la nuova frontiera, che ci piace immaginare navigabile e aperta, del nostro viaggio. Due preziosi testimoni e interlocutori grazie ai quali abbiamo potuto esplorare territori inaspettati dell’esperienza musicale. Hanno suonato con noi lo scorso 29 luglio, battendo tamburello e dumdum al ritmo della pizzica salentina e delle musiche del West Africa. Le vibrazioni a guidarli, quella traccia di vita che fa palpitare i corpi e sa suggerire la scansione del ritmo e persino i toni – alti come carezze, bassi come piccoli terremoti nei polmoni e nel ventre. E poi, le mani: quelle dei percussionisti sul palco, da seguire come una danza collettiva.

L’esperienza possibile di Gianni e Dario rappresenta forse il manifesto stesso de La Répétition: il cuore del nostro progetto come un porto aperto, l’armonia delle note come il percorso di una rotta sconfinata da riscrivere ogni volta di approdo in approdo. La “répétition”, la sessione di prove che unisce i musicisti intorno al tentativo di un comune viaggio sonoro, dà forma al progetto poetico ed etico della nostra comunità mobile di fiati, corde e tamburi: lasciare libera la soglia per poter godere della sorpresa dell’incontro e della gioia dell’esperimento, non avere ansia di trovare una forma esatta, ma abbandonarsi piuttosto all’avventura liquida del processo creativo.

É questo ciò che attrae sulla nostra rotta i numerosi artisti che si uniscono al progetto de La Répétition. Negli ultimi mesi sono saliti a bordo con noi Rachele Andrioli, voce sensuale e vibrante tra le più amate del Salento, Antonio Alemanno, musicista poliedrico innamorato del suono enigmatico dell’oud, e Matteo Resta che ci regala la potenza del basso.

In questi mesi abbiamo condiviso note e risate, fatiche e bicchieri di vino, abbiamo raccolto insegnamenti preziosi e aperto le braccia a nuovi avventurieri di rotta verso il West Africa. E continuiamo a navigare con il nostro carico di esperienze, tentativi, memorie e desideri, dubbi e rivelazioni sorprendenti.