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Diario #2: il primo palco

 

Knos Orchestra senza confini – La Répétition

DIARIO/2

Il primo palco

Giorgia Salicandro

Quando saliremo su palco che saluterà il nostro esordio, nel cuore della festa che le Manifatture Knos di Lecce dedicano all’anima meticcia della città, la scaletta che seguiremo non sarà solo la traccia della nostra esibizione ma una storia, il racconto di un’esperienza, un movimento bidirezionale avanti e indietro nel tempo, un piede verso la nostra identità di orchestra, uno a ritroso lungo il percorso della nostra formazione.

Una volta a settimana, nella sala prove delle Knos e alla Nuova Ferramenta di Arci Lecce. Il calendario delle prove è definito severamente, ma nello spazio che si apre tra il primo battito e l’ultimo la nostra musica si modifica e si riforma, modellandosi sull’epidermide del nostro corpo mobile. Intorno al cerchio magico di tamburi e cavi elettrici, esperienze e persone diverse scorrono come venti. S’incrociano, vanno, a volte restano. E nuove note si sedimentano in noi.

Corre la voce che un gruppo di musicisti sta tendendo l’orecchio a Sud per tentare una sintesi tra il Salento e il West Africa. Ogni settimana, alla porta della sala prove si presenta qualcuno con strumento alla mano. Riccardo Basile con il basso, Marco De Paola con la tromba, Giovanni Chirico col sax, Luca Ferro con la tromba e Caterina Calò col violino, e Mike Eghe, cantante nigeriano arrivato in Salento negli ultimi anni con una bella esperienza radiotelevisiva alle spalle nel suo paese e alla ricerca di nuove opportunità in Italia.

Prendere parte alla répétition non significa soltanto unirsi alla sessione del lavoro già iniziata. Insieme a custodie e spartiti, l’intenzione è quella di aprire la propria storia. Condividerla, farla girare, lasciare che il racconto passi di bocca in bocca, da bacchetta ad arco, da mano a fiato.

Ognuno ne ha una.

“Lamoroya”, un brano che viene dal Burkina Faso ed è il principe delle répétition, è stato il nostro rompighiaccio.

La presenza del violino ci ha portato a riarrangiare “Kanakassì”, un brano tradizionale senegalese, che nella versione originale è suonato dal “sokou”, una sorta di analogo primordiale.

Di “Kakilambè” abbiamo scritto la musica, intrecciando il ritmo della tradizione senegalese con quello della pizzica pizzica intorno al beat dei tamburi, che richiama il terzinato salentino.

Ancora i tamburi, con la loro urgenza incalzante, sono i protagonisti di “A Tamburi”, una canzone che gioca con il nome del famoso quartiere popolare che sorge ai piedi dell’Ilva di Taranto, una storia di energie multiformi e controverse che sentivamo necessaria da raccontare.

“As a master” parla della consapevolezza di sé, l’arte di sapersi governare ed essere maestri del proprio percorso, un proposito e un augurio per tutti noi che condividiamo questa avventura.

Che siano originali o riscritti, ciò che viene fuori è sempre qualcosa di nuovo. Un’aderenza documentaria al passato non sarebbe possibile, e neppure la cerchiamo. La tradizione è un varco da percorrere insieme, da attraversare, con gli strumenti che abbiamo, nel modo che è nostro, con una lingua condivisa che ogni giorni si ricrea qui, al centro del cerchio, sulla soglia di una possibilità infinita che determina la dinamica del nostro scambio.

Il primo gennaio racconteremo tutto questo sul palco delle Manifatture Knos per il Capodanno dei popoli e della pace organizzato dal Centro multiculturale “etnos”, che ha riunito per l’occasione le associazioni e comunità d’Albania, Romania, Senegal, Marocco, Sri Lanka, popolo Rom, Cuba, Kenia, Etiopia-Eritrea, India, Tunisia e i richiedenti asilo dello Sprar di Lecce, insieme ai salentini.

Un capitolo che comincia ma che non ha un punto fermo. Una storia per spartito che conserva una pagina immacolata, pronta ad accogliere le note del mondo.